Stefano Ferro & Band hanno pubblicato lo scorso anno il disco Il Mercante di Pensieri, già recensito da Musicalnews, Il Muschio, Rockit, Musicmap e che ha ricevuto menzione anche da alcuni web magazine come Italia Notizie e Mondospettacolo. Che effetto fa?

Direi che il risultato di queste attenzioni va oltre le aspettative e sebbene queste menzioni rimangano confinate alla realtà indipendente, sia io che i musicisti esprimiamo la nostra soddisfazione per il senso di gratificazione artistica che esorta a non mollare.

Stefano tu sei l’autore di musica e testi ma accanto a te ci sono i musicisti: quanto è importante la band nelle tue canzoni?

Mi piace moltissimo suonare assieme ad altri e la maggior parte delle canzoni nascono con in testa un’idea anche vaga di arrangiamento che tento di suggerire in maniera emotiva a chi lo sa tradurre poi tecnicamente con il proprio strumento, non sarei in grado di prescindere da basso, chitarra e batteria che nella maggior parte dei brani danno voce alle idee al punto da diventare le “corde vocali” della canzone stessa, poi c’è il fattore umano che gioca un ruolo non indifferente specie quando si devono affrontare spostamenti anche lunghi, andare d’accordo e trovarsi bene è fondamentale non solo in sala prove o sul palco, ma specialmente quando si viaggia assieme.

Chi ha suonato il disco e chi ti accompagna nei live?

Le chitarre del disco sono di Luca Maragnoli, il “domatore” dello strumento e che ha plasmato anche buona parte del sound e degli arrangiamenti, grazie alle suo indubbie doti di ecletticità e senso di armonia. Al basso c’è Angelo Nacca sia nel disco che nei live, il suo ruolo imprescindibile è quello del perno centrale attorno al quale ruotano tutti gli strumenti, lui è un artigiano del basso che non teme tonalità o ritmo ed è molto spesso fatalmente anche il drive man di tutto l’ensemble. Il capitano della “sala motori” e cioè della batteria è stato nel disco Francesco Turlon, metronomo vivente e gran cesellatore di ritmi e percussioni, che ha alternato il suo impegno dal vivo con Mattia Ferroni, altro capomastro della batteria e spesso co-pilota al pari di Angelo nelle chilometriche avventure musicali. Oltre a loro vorrei ricordare Angelo Bonato, prezioso compagno di viaggio e avventure nei non rari duo acustici. Il disco si fregia anche di altri preziosi collaboratori con i quali ho avuto l’onore di suonare: il fuoriclasse della chitarra Luigi Gigi Cerpelloni e il batterista per eccellenza, il maestro Piero Micheletti.

Perché un disco come “Il Mercante di pensieri”? Che cosa vuoi comunicare con questo titolo e con i brani?

Io non sono preso da particolari urgenze comunicative e la canzone non è sempre l’espressione di un istinto o di una qualche urgenza, è un lavoro paziente di lima e cesello, è una piccola storia racchiusa in una forma d’arte semplice e raffinata al tempo stesso, scriverne una mi porta a giocare con il linguaggio, con la metrica, le figure retoriche e con la necessità di racchiudere le parole in uno spazio orecchiabile di quattro minuti. Le componenti in gioco sono tante e il dosaggio degli ingredienti non può essere lasciato in balia della cosiddetta “ispirazione”. A dispetto del titolo che potrebbe apparire un po’ “cattedratico”, le mie canzoni non nascono per insegnare qualcosa ma se mai per accompagnare i momenti di ricreazione. Ricordo che era proprio durante la ricreazione che al liceo si parlava di canzoni, si progettavano sogni, nascevano amori ed era quello il vero momento in cui potevamo essere noi stessi liberati dal giogo della cattedra. Ancora oggi continuo a pensare che il ruolo delle canzoni sia quello di far pensare, magari commuovere o divertire, ma non di insegnare.

Qual è il tuo punto di vista sulla musica live in particolare su quella indipendente?

Senza cadere nella tentazione di fare della sociologia spicciola, direi che oggi occorre prendere atto il più serenamente possibile della condizione attuale. Lungi dall’arrendersi, non possiamo ignorare le profonde trasformazioni avvenute nel corso del tempo che hanno determinato le difficoltà che ben conosciamo. Ai poeti è andata anche peggio, se pensiamo che fino alla prima metà del ‘900 c’era chi viveva delle proprie raccolte di poesia, operazione oggi certamente impossibile. Pochi decenni fa per chi aveva del materiale inedito si scomodavano i direttori artistici per ascoltare, proporre e magari mettere pure sotto contratto. Oggi la possibilità di scrivere canzoni è alla portata di moltissimi, ma le differenti urgenze sociali, nuove istanze culturali, la saturazione del mercato e l’iper balzo della tecnologia hanno dato vita ad un altro modo di fruire della musica. Piuttosto rispetto al passato noto una certa decadenza nella qualità dei testi, ma sono consapevole che probabilmente oggi le richieste degli ascoltatori, i bisogni intellettuali e gli orientamenti della discografia sono diversi da quelli di un tempo, e questo non è necessariamente un bene o un male, ma semplicemente è.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Quando si lavora in totale autoproduzione occorre misurare gli obiettivi con il metro delle possibilità. Abbiamo realizzato il disco e questo traguardo è stato raggiunto a coronamento di un impegno mio e dei musicisti, al momento mi sto impegnando a scrivere brani assieme alla compositrice udinese Barbara Sabbadini, entrambi crediamo che la strada dell’autore, sia pure con innumerevoli difficoltà, possa essere l’unica via percorribile per poter creare un domani quel substrato di risorse necessarie a creare un nuovo circolo virtuoso e tornare a suonare live con tutti i crismi, le tutele e gli aspetti professionali che dovrebbero accompagnare questo antico ma sempre affascinante mestiere che sarebbe un peccato lasciare in balìa del precariato artistico.

Un saluto e una riflessione finale?

Innanzitutto un affettuoso grazie ai musicisti che hanno creduto nel progetto del disco, che mi hanno accompagnato in tante avventure e che spero un giorno di poter rimettere tutti assieme se riuscirò a creare i presupposti per un futuro professionale sotto tutti gli aspetti. Un grazie doveroso va inoltre all’etichetta Udu Records di Giancarlo Passarella e all’editore David Bonato di Davvero Comunicazione per avermi sostenuto, e naturalmente un cordiale saluto a tutti gli affezionati ascoltatori di Kristallradio. Per lasciarci con una riflessione musicale, direi che ascoltare canzoni che ci fanno riflettere, ridere o commuovere, ci rende meno aggressivi nei confronti di noi stessi e degli altri e questa è già una buona medicina che si può prendere al bisogno…Lo so che quando la ricreazione finisce è tempo di tornare in classe sui banchi perché la vita è anche questo, meno male che dopo qualche campanella si può sempre tornare ad ascoltare qualche canzone e perché no, anche quelle de Il Mercante di pensieri, di Stefano Ferro…& band!